Una Task force ecologica e solidale per il terremoto ad Amatrice

Siamo intervenuti subito sui luoghi del terremoto con una squadra di volontari e tecnici della RESEDA con attrezzature per la ricerca di dispersi (search and rescue) e ci siamo messi a disposizione dei VVF che erano già sul posto, una relazione più dettagliata si trova in calce all’articolo.14089267_1092295054184760_8743224646860568076_n

Già il primo giorno nasceva una rete di supporto alla squadra che era sul posto e per azioni future a sostegno della popolazione colpita dal sisma. Transition Italia iniziava subito una raccolta fondi, l’Istituto italiano di permacultura si metteva a disposizione gratuitamente con i propri tecnici. Inoltre come già era successo all’Aquila, durante il terremoto del 2009, per il progetto “Il Sole dopo la tempesta” l’ass. Tecnologie Solidali, il CIRPS e professori dell’Università “La sapienza di Roma” si mettevano a disposizione per interventi tecnici.

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Appunti sui falsi miti dell’Air Wells e similari

Parliamo dei sistemi per ricavare acqua dall’aria a scopo agricolo o di approvvigionamento idrico in aree desertiche e aride. In teoria questi sistemi sembrano funzionare, sembra infatti una cosa normale utilizzare l’acqua che condensa su di una superficie, in particolare durante la notte o la mattina presto. Avendo però sperimentato numerose tecnologie in questo senso sappiamo che non è possibile e vediamo il perché, in ogni caso la quantità di umidità nell’aria non basterebbe a compensare l’evapotraspirazione delle piante e del suolo notturna e diurna, soprattutto di coltivazioni come il grano o come le orticole.

Le nostre sperimentazioni si sono svolte in Algeria, Tunisia e Sahara occidentale dal 2007 ad oggi allo scopo di supportare tecnicamente progetti di agricoltura sostenibile e di sussistenza. Gli esperimenti che abbiamo fatto hanno dimostrato che la quantità di acqua condensata dal vapore acqueo atmosferico evapora senza essere disponibile alla pianta, quindi inutile a scopo irriguo. L’umidità, che a volte si riscontra, è quella proveniente dal sottosuolo che invece di evaporare è fermata da ostacoli come sassi o superfici impermeabili, anche questa però non produce particolari apporti visto che la pianta, con le sue radici, la intercetta molto prima che risalga in superficie.

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Per risolvere i problemi ambientali: democrazia e soluzioni dal basso

Alluvioni, siccità, inquinamento, discariche, … , problemi causati da interessi economici, scarsa consapevolezza planetaria, stili di vita non sostenibili, economia predatoria sull’ambiente e sull’umanità. Uno dei punti in comune di queste emergenze è la mancanza di una reale democrazia che consegni alle persone il potere di decidere concretamente il proprio futuro.

La condizione continua di emergenza che conosciamo ormai da mesi rappresenta un indubbio salto di livello, in particolare nelle vicende del dissesto idrogeologico; ma, se colpisce la gravità della situazione, colpisce ancora di più la mancanza di consapevolezza di questa gravità e delle sue cause nell’opinione diffusa e nelle sedi della cultura e della politica. È vero che  il sapere scientifico non è così diffuso nel nostro Paese, è da ricordare infatti quella mozione votata in Senato secondo la quale i cambiamenti climatici non esistono e, se anche qualcosa c’è, non deriva da responsabilità degli uomini, ma con il ripetersi quasi quotidiano degli eventi, colpisce lo stupore che accompagna le immagini tremende che si susseguono nei telegiornali. Esse ci ricordano né più né meno che siamo ormai dentro una vicenda di cambiamenti climatici che diviene sempre più urgente e minacciosa.

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Cantiere Ecologia Day

Alcuni movimenti cercano di mettere in luce questo problema enunciato dallo slogan transizionista “se aspettiamo i nostri Governi sarà troppo poco e sarà troppo tardi”, ad esempio il Transition Town Network o iniziative come Story of Stuff.

Ci sono molte esperienze nel mondo di interventi per la lotta ai cambiamenti climatici e per le energie rinnovabili che sono partiti dal basso, spinti da forze locali e da movimenti presenti sul territorio, spesso in contrasto con i programmi governativi e gli interessi delle grandi corporation che guardano più alla crescita degli utili che non a rispondere alle esigenze delle popolazioni.

Il premio Nobel svedese Gunnar Myrdal riteneva che un progetto sociale può affermarsi se sostenuto con tenacia e perseveranza da solo un 5% di persone appassionate. Questi trascineranno un altro 25% della società. Una quota sufficiente di uomini e donne per operare un cambiamento, perché, spiegava, si sa che la maggioranza delle persone di solito è indifferente, ma in linea di principio è disposta a seguire le forze in movimento purché abbiano una prospettiva convincente e utile per la comunità.

 

Una delle iniziative per far crescere e rendere consapevole la rete mondiale delle persone e dei gruppi che lottano e lavorano per la sostenibilità è stato WiserEarth, il primo social network per la sostenibilità, nato prima di FaceBook e purtroppo chiuso nel 2014 per mancanza di fondi. In Italia sostenuto dalla rete WiserItalia.

Per conoscere di più sulle ragioni sociali e scientifiche di questo network si può leggere l’ottimo libro di Paul Hawken “Blessed Unrest” (benedetta irrequietezza) tradotto e pubblicato in italiano come “Moltitudine Inarrestabile“.

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Irrigazione solari negli orti urbani a Cuba

Senza soluzioni democratiche e dal basso non possiamo pensare ad un futuro sostenibile e solidale, e ormai non è solo una posizione etica ma ha delle forti basi scientifiche.

Per approfondire il tema e le basi scientifiche di questo pensiero potete leggere i seguenti articoli:

Energia e potere alle persone. L’ultimo “State of the World”

Diseguaglianza + consumi non rinnovabili = collasso

e la ottima presentazione di Paul Hawken durante il convegno dei Bioneers (video)

Scienza, ecologia, economia spesso in Europa appaiono parole di lusso, adatte agli intellettuali. Al contrario, nei movimenti di base indigeni e dei contadini, sempre di più esse danno la misura del presente e del futuro. Qualcosa che ha a che fare con più che una nuova democrazia responsabile, oseremmo dire, con l’amore per noi stessi e per le generazioni future.

Ma non sarà che produrre risanamento ambientale, energia pulita, agricoltura sostenibile, riqualificazione urbana, oltre a fermare la catastrofe, non serva anche a ridare lavoro, solidarietà e resilienza ai cambiamenti economici a ottenere cioè quel rilancio che difficilmente verrà dal consumismo o continuare a cementificare il territorio?

Insomma, non sarà che dalla conversione ecologica della società e dell’economia, possa venire il risanamento non solo dell’ambiente, ma anche di tutte le nostre società?

 

 

 

Le energie rinnovabili raddoppiano! Una rivoluzione dal basso.

Quella delle energie rinnovabili è una vera e propria rivoluzione dal basso. La potenza installata di impianti che usano le fonti rinnovabili è cresciuta dell’85% in 10 anni. Oggi le fonti energetiche pulite contano per il 60% della nuova potenza installata annualmente, con circa 6,5 milioni di lavoratori nel settore. I costi del fotovoltaico dal 2008 sono calati dell’80% e sole e vento sono ormai competitivi con le fossili in vari contesti. Insomma, il mondo dell’energia sta cambiando rapidamente, ma non basta: per mantenere il riscaldamento del pianeta entro la soglia critica dei 2 °C il contributo delle energie pulite dovrà raddoppiare. Il trend dato dalle politiche in atto ci porterebbe verso il disastro climatico.

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Il nuovo report pubblicato dall’International Renewable Energy Agency (IRENA, agenzia intergovernativa per la promozione delle rinnovabili), intitolato REthinking Energy , è nel contempo una fotografia delle tendenze in atto, un monito e un messaggio di speranza.

E’ vero che soprattutto in Italia il boom delle rinnovabili “elettriche” è dovuto soprattutto agli incentivi statali, ma non scordiamo che questi incentivi sono anche il frutto del lavoro delle associazioni di categoria e delle associazioni ambientaliste che molto hanno lavorato su questo tema. Anzi, sicuramente e a più riprese, il Governo e alcuni poteri forti (ENEL, Terna, ENI, …) hanno fatto di tutto per rendere gli incentivi di difficile utilizzo e discontinui nel tempo. Nonostante tutto la crescita delle energie rinnovabili continua.

Sicuramente dobbiamo puntare anche su una maggiore cultura del risparmio energetico verso i cittadini e i decisori politici e migliorare la formazione tecnologica dei progettisti e degli installatori. Dobbiamo raddoppiare rispetto a quello che abbiamo già ottenuto, come ci spiega la redazione di qualenergia.it.

Il motto è sempre “se aspettiamo i nostri Governi sarà troppo poco e sarà troppo tardi”. Rimbocchiamoci le maniche!!!!

 

Esperienze di cambiamento a confronto. 29 aprile nei Castelli Romani (Ariccia in Transizione)

L’Italia e l’Islanda non hanno, a prima vista, molto in comune. Ma uno sguardo più attento rivela che sotto superfici così diverse vivono e fremono esperienze simili e complementari di cambiamento sociale, economico e politico. Ce le raccontano, martedì 29 aprile, Daniel Tarozzi e Andrea Degl’Innocenti, autori rispettivamente di “Io faccio così. Viaggio in camper alla scoperta dell’Italia che cambia” e “Islanda chiama Italia. Storia di un paese che è uscito dalla crisi rifiutando il debito”.

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“Io faccio così” (Chiare Lettere, 2013), di Daniel Tarozzi, è una raccolta delle incredibili esperienze di cambiamento incontrate nel suo viaggio in camper di 7 mesi per tutta la penisola. Una voce fuori dal coro che mostra come, nonostante la crisi, ci sia un’Italia che reagisce, che non molla, che va avanti e crede nel futuro.

“Islanda chiama Italia” (Ludica e Arianna Editrice, 2013), di Andrea Degl’Innocenti, racconta invece la cosiddetta “rivoluzione silenziosa” islandese: un grosso movimento dal basso sorto in seno alla crisi che ha portato al rifiuto di socializzare un debito privato delle banche e alla cacciata della classe dirigente del paese.

L’evento unisce due racconti concreti di cambiamento, speranza, e successo. Le storie di un’Italia in fermento che silenziosamente, a dispetto della crisi (o forse partendo proprio da essa), riesce a cambiare e a tirar fuori le proprie caratteristiche migliori si mescolano ai racconti provenienti da un paese lontano come l’Islanda. Ne emergono punti di contatto imprevedibili, suggestioni e similitudini inattese.

L’incontro sarà un’occasione per presentare anche “Italia che cambia”, un nuovo progetto di editoria multimediale che i due autori portano avanti assieme ad un gruppo di professionisti del settore, con l’intento di raccontare e mettere in rete i protagonisti del cambiamento.

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Durante l’incontro si potranno conoscere alcune realtà locali di transizione e di cambiamento che sono citate nel libro “Io faccio così”, come l’esperienza di Ariccia in Transizione, Cantiere Ecologia e della PermaApicoltura.

L’iniziativa, proposta da Italia che Cambia, Cantiere Ecologia e TribùLab, si apre alle ore 20 con aperitivo bio vegetariano presso la Casa delle Associazioni di Ariccia – Via Strada Nuova, 1.
Ingresso con contributo libero.

Lo spot:

http://animoto.com/play/2taVUpRPB1nDf83FRBRPAw

Attività di permacultura ai Castelli Romani

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I principi etici che seguiamo nella nostra attività sono in comune con la Permacultura, il movimento delle transition town e più in generale dei movimenti per la difesa di un futuro ecosolidale.

Possiamo semplificarli dicendo che vogliamo:
– Prenderci cura della terra;
– Avere cura delle persone;
– Condividere le risorse.

In questi anni abbiamo fatto molte cose, in questo video ne vediamo alcune legate alla difesa della Terra e del nostro territorio. Abbiamo iniziato con un orto botanico gestito con l’aiuto di una cooperativa sociale, la Spazio Lavoro di Albano laziale, e questo ha dato l’avvio ad una serie di attività come il compostaggio domestico, la creazione di una nuova cooperativa, la RESEDA, la prima coop. ecosociale d’Italia che ha iniziato a lavorare sulle fonti di energia rinnovabile e ha sviluppato una serie di percorsi di educazione ambientale molto innovativi. L’attività di volontariato andava avanti con azioni il più delle volte “nascoste” come quella della microforestazione grazie alla quale abbiamo difeso il suolo e ricostruito habitat distrutti dal fuoco e dal degrado portato dall’uomo. L’esperienza e la voglia di aiutare altre popolazioni ci ha portato anche nel deserto del sahara in aiuto al popolo Saharawi, in malawi e in Sierra Leone, inoltre abbiamo creato una collaborazione con associazioni e università cubane con cui stiamo portando avanti uno degli esperimenti di Permacultura più grandi al mondo. E andiamo avanti ….

Irrigazione solare per la rete di orti urbani di Pinar del Rio

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Irrigazione solare per gli Orti urbani a Pinar del Rio (Cuba). Un esempio di agricoltura resiliente in un paese colpito dal “Bloqueo” degli Stati Uniti. Agricoltura biologica collettiva senza utilizzare il petrolio.

 

Intervista:

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Questo progetto è molto importante come laboratorio per sperimentare tecniche e tecnologie che ci aiuteranno quando il petrolio e le altre fonti fossili saranno esaurite. Cuba è un esempio di Transition Town applicata ad una intera Nazione. A causa dell’embargo Cuba ha dovuto affrontare tutti i problemi relativi alla produzione di cibo, della salute, dei trasporti e della formazione. Con soluzioni collettive e tanta inventiva hanno quasi risolto il problema.

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Uno dei partner del progetto è ACTAF, l’associazione dei tecnici agricoli e forestali di Cuba, che sostiene gli orti e fa la formazione ai campesinos e ai tecnici agricoli.

Questo intervento fa parte di un programma di interventi sull’agricoltura sostenibile che include anche azioni di permacultura, formazione, utilizzo di tecnologie appropriate ed energie rinnovabili, cooperazione tra i popoli.

Leader del progetto è ARCS, http://www.arciculturaesviluppo.it/ che con numerosi partner ha portato avanti questo progetto: Legambiente int., Actaf, Università di Pinar del Rio, AUCS.

La progettazione e la formazione riguardante le tecnologie appropriate e l’uso delle fonti di energie rinnovabili è stato realizzato dalla Staff tecnico solare di RESEDA onlus: http://www.resedaweb.org

Inoltre a Cuba stiamo sviluppando la locale industria di produzione di moduli FV proprio per ottenere il più possibile l’indipendenza energetica. Il progetto è grande e prevede in altri organoponici l’utilizzo di sistemi a secco, eolici autocostruiti, arieti idraulici e sistemi di irrigazione integrata a secondo delle caratteristiche dell’area e delle necessità di irrigazione.